E si continua ancora con recensioni a gogo, e fermandoci un attimo con la musica si torna alle origini della mia natura asociale e così dannatamente sexy (davvero?!) i video giuochi! Oggi per il gentil pubblico di oggi e domani, vi parlerò di Fahrenheit (nella versione USA chiamato “Indigo Prophecy“). Colgo l’occasione per ringraziare GM che me l’ha fatto vedere per dieci minuti quasi un mesetto fa, e vista la mia fame di avventure grafiche ho dovuto provarlo anch’io!
Allora che dire, il gioco è uscito da così tanto tempo ormai (16 Settembre 2005) che bene o male la trama la sanno tutti, per cui solo per i pochi, ecco un brevissimo stralcio iniziale.
La trama
Vi chiamate Lukas Kane e il gioco prende inizio all’interno di un bagno di una caffetteria, avete lo sguardo perso nel vuoto, i polsi tagliati e imbracciate un coltello madido di voi, vicino a voi un uomo si sta lavando le mani, ed è così che uscendo dalla porta del bagno, lo aggredite pugnalandolo tre volte, uccidendolo. Subito dopo l’omicio l’effetto di “trance” che controllava Lukas svanisce e sta a noi controllarlo, e sarà meglio darsi una mossa perché di lì a poco, il poliziotto seduto al bar entrerà al bagno per farsi una pisciatina…
Gameplay
E’ così che inizia la nostra avventura, con protagonista un assassino e… i suoi inseguitori, i poliziotti Carla Valenti e il collega Tyler Miles. In questo Fahrenheit della leggendaria ATARI ci troveremo a controllare l’inseguito e l’inseguitore con una buona scelta di possibilità di dialogo ed opzioni per ogni volta che rigiochiamo, scoprire un dialogo in più e venire sempre meglio (o peggio) a capo della situazione. Parlando appunto di dialoghi, interamente doppiati in italiano (assieme al francese, inglese, spagnolo e tedesco) abbiamo ore di chiacchiere e pensieri da ascoltare, con un davvero buon cast di doppiatori, anche se al primo ascolto, la voce di Lucas non ha del miracoloso, anzi… ma col proseguire del gioco, si adatterà bene al personaggio.
I controlli sono intuitivi anche se pensati meglio per essere giocati con un pad (vedi le versioni casalinghe) piuttosto che con il mouse. Nella parte superiore dello schermo, quando saremo vicini ad un oggetto sensibile, vedremo apparire le azioni che potremo svolgere, ma per selezionarle, bisogna effettuare con il mouse il movimento indicato a fianco della stessa. Ad esempio per raccogliere un oggetto potremmo avere l’icona di un omino piegato e a fianco l’animazione del cursore che scorre verso il basso, oppure per arrampicarci su una grata, a fianco all’icona relativa, vedremo l’animazione del cursore che esegue un movimento “a quarto di luna” che dovremo ripete noi stessi. Ed è proprio questo controllo che a volte cliccando e scorrendo il mouse, a volte può dare noia, mentre invece con il semplice analogico del joypad il tutto risulta leggermente più comodo.
Il gioco non possiede un inventario. Le poche volte che dovremo utilizzare un oggetto per combinarlo, lo raccoglieremo e lo terremo in mano fino o a deporlo o ad utilizzarlo con altro.
QTEs e eventi “L-R”
Ma il pezzo principe del gameplay di Fahrenheit sta nei QTEs (Quick Time Event), ve li ricordate? Il famoso gioco che utilizzava completamente i QTE era Dragon’s Lair (uscito esattamente un mese prima della mia nascita, ovvero nel Giugno 1983) creando il concetto di “film interattivo”. La meccanica consiste nel far premere al giocatore, dei relativi tasti in un ristretto lasso di tempo, per permettere al gioco di proseguire il suo filmato (e in alcuni casi di prendere strade differenti). Più recentemente, chi fece uso sporadico (e non interamente come Dragon’s Lair) dei QTE fu Shenmue (2000).
Qui in Fahrenheit l’uso dei QTE è massiccio e vengono eseguiti utilizzando entrambe le mani. Sullo schermo appariranno due cerchi con lo stile grafico del “Symon says” e anziché, come il noto gioco, ripete la sequenza dei tasti, qui dovremo premerli immediatamente non appena appariranno. Ci imbatteremo in sequenze anche di minuti buoni di fila con un numero di errori possibili, dopo di che scatterà il game over. L’intento è buono ma in una sezione all’interno della casa di Lucas, finirete per odiarlo, finendo per superare lo schema, solo parecchi minuti dopo e solo perché ormai avrete memorizzato la lunghissima sequenza di mosse da eseguire. Ma la vera nota dolente delle sequenze QTE la abbiamo quando dobbiamo premere velocemente e alternando i tasti sinistra e destra (presumo che sui joypad da console, si utilizzi gli L e R), con la tastiera finirete con la mano sinistra completamente spossata e avrete il morale a pezzi come in due scene (sempre quella della camera di Lucas e una con un elicottero) dove sembra che il gioco non senta perfettamente i comandi come se ci fosse un timing perfetto da trovare e il premere troppo poco o il troppo velocemente, in certe scene non porti che al gameover, e magari dopo 2 minuti e passa di “simon says” massacrante… insomma l’idea era carina ma quei momenti passati a bestemmiare sui pezzi destra-sinistra (L-R) rifacendoli anche più di dieci volte danno una nota davvero dolente ad un gioco invece molto interessante. Nel resto del gioco invece le sezioni del timing L-R funzionano tranquillamente e non danno i problemi delle due scene citate quindi il gioco proseguerà senza bestemmie per cause “tecniche”.
Grafica
Graficamente il gioco è molto bello da vedere, buone texture, ottima mimica facciale con diverse espressioni e il tutto con non troppi poligoni, per far si che il tutto fili bello e liscio anche sul mio 850mhz e scheda video da 128mb. Dettagli tecnici a parte, il gioco presenta una scena di sesso, un ballo con strip-tease (è un video bonus da sbloccare), Carla in mutandine e magliettina, la donna di Tyler che fa la sexy e sono pochi momenti che faranno felici i maschietti al giuoco. Infine, déjà-vu Matrixiano in davvero parecchie scene da metà del gioco, quando vi accorgerete che a Lucas sta accadendo qualcosa. Insomma, da vedere c’è solo gioia per i nostri occhi!
Longevità
Aihmé ecco il tasto dolente del gioco, prendevi il weekend libero e lo finirete in questi due giorni. Già, il tempo delle avventure grafiche cervellotiche sembra sempre più un lontano ricordo. In Fahrenheit non ci si trova mai di fronte ad un enigma capace di bloccarci per più di 5 minuti e per questo in realtà affibbiare al gioco il termine “avventura grafica” ai nostalgici come me è una cosa difficile. Principalmente, gli unici veri ostacoli del gioco, anziché gli enigmi che quasi praticamente non esistono quindi, sono superare i QTEs!
Conclusioni
Tolti gli impacci nel riuscire a sorpassarli e tolti i dialoghi, di tempo ed impegno da spendere ce ne ben poco. In realtà il termine “film interattivo” è il genere che senza ombra di dubbio possiamo dare a questo gioco che a modo suo, ce l’ha provata. I finali del gioco sono diversi e credo così a pelle che ce ne siamo come minimo quattro (contando di averne visti tre). La trama globale del gioco si lascia guardare e denudare poco a poco, lasciandoci con la voglia di sapere chi ha fatto quello, chi è quell’altro e come andrà a finire, per la miseria! Ad aumentare la rigiocabilità per magari vedere gli altri finali, in alcune zone, sono presenti delle carte punti, che vengono utilizzati dal menù principale per sbloccare immagini, musiche e i filmati, dal making-of del gioco a simpatici filmati inerenti agli eventi vissuti.
Lo compro, non lo compro o non ci faccio neppure un pensiero?
A questa domanda posso solo rispondere che, se siete curiosi di vedervi un thriller e sapere come va a finire, prendetevi il weekend, fatevelo imprestare da un vostro amico e giocatevelo assolutamente perché per lo meno vederlo fino in fondo, è una bella esperienza ludica!