Bloc Party - A Weekend in The City

18 Gennaio 2007, 8:03 da Gaunt Noir | archiviato in: musica, recensioni | 3 Commenti »

Bloc PartyLe vie delle rete sono infinite e in un modo o nell’altro, grazie ad amicizie col demonio, posso recensire un album quasi un mese prima che questo esca nei negozi. Sto parlando di “A Weekend in The City” degli ottimi Bloc Party, gruppo indie rock che molti conosceranno già con quella gemma del loro primo album: Silent Alarm. Non avendo mai avuto l’occasione di descrivervi quest’ultimo, che posso dire per chi se l’è perso? Silent Alarm fin dalla prima traccia, ci butta dritto nelle orecchie un sound veloce, una chitarra, oserei dire pungente, assieme ad una batteria in sei quarti, con un ritmo che raffiguro così: oooòoò oooòoò (la “ò″ è ovviamente dove cade l’accento nel ritmo). Ritmo veloce appunto, da farvi ballare tutti i pori della pelle, quel tipo di energia che in alcuni frangenti, carica, in modo meno fisicamente violento, quasi più di alcuni brani metal. Premiato da quella atmosfera che amalgamava tutto l’album e lo splendida voce di Kele, così “nera” che non lascia compromessi: o la si ama o la si odia. Tutto questo accadeva nel 2005, l’album in realtà è stato amatissimo e premiato, per tanto, procuratevene un’ascolto gratuito e poi correte a comprarvi l’album, possibilmente l’edizione col dvd con i loro video!

Febbraio 2007 invece, ci consegnerà sugli scaffali un album diverso. Solo dopo averlo sentito un paio di volte, la Vale mi racconta che era proprio loro scelta sfornare un album con atmosfere diverse, vuoi anche il cambio del produttore. Faccio un mea culpa per non aver ancora analizzato i testi, per cui mi soffermerò solo sulla musica. Aperto dalla punta di diamante “Song for Clay (Disappear Here)“, con un crescendo davvero piacevole, facendo il suo lavoro di “intro” coi controfiocchi, l’album si lascia scoprire per i suoi 51 minuti, dandoci una sonorità generale meno “giocosa” e più “passionale”. Ci sono i riff di chitarra pungenti di cui parlavo prima, la batteria si lascia sentire con suoni simili a Silent Alarm, ma il tutto sembra ovattato da una campana di riflessioni mentali. E in mezzo a questi, ecco arrivare alcuni sprazzi di energia!
Alcune tracce come “Waiting for The 7.18” per citarne una, vi faranno imbracciare le mani per eseguire una scatenata air-guitar (presente quando ci dimentichiamo per un attimo quanto possa essere ridicolo farci vedere e ci lasciamo immaginare degli incredibili chitarristi virtuosi?), mentre in altre come “The Prayer” vi darete alla air-drum immaginandovi con le bacchette picchiettare vorticosamente un povero charleston chiuso! E in questo i Bloc Party non deludono le aspettative, molti alti e bassi, davvero un buon lavoro. E’ il tipo di album che in alcuni brani, regalerà momenti da passare su un divano, con la testa calata sullo schienale, occhi chiusi o fissi sul soffitto a riflettere sul mondo e sui noi stessi, una bellissima colonna sonora per le nostre riflessioni. L’album chiude con “SXRT” con una frazione in crescendo nel quarto quinto del brano che ha dell’onirico se fino a prima eravate immersi nei vostri pensieri.
Appena terminato questo album, e caricato immediatamente “Silent Alarm”, parte immediatamente una sensazione di sfogo incredibile, se collegata all’atmosfera di questo “A Weekend in The City”.
In sintesi, quest’album e il precedente, sono due facce della stessa medaglia, inutile giudicare quale sia il migliore rispetto all’altro, verrà sempre voglia di vedere l’altro lato e viceversa. Sinceramente, dopo più di una decina di ascolti, mi sento caldamente di consigliarne l’acquisto a chi era già stato folgorato precedentemente. Saluti!


Wario Ware Smooth Moves

14 Gennaio 2007, 12:38 da Gaunt Noir | archiviato in: video games, recensioni | 5 Commenti »

Ecco che finalmente anche in Italia, possiamo gustarci il titolo che doveva essere disponibile fin dal “day-one” del Nintendo Wii, ma che è stato spostato ad ora per fare posto a Rayman, di valore decisamente inferiore, colpa anche di Ubisoft che su certi fronti ha lavorato quasi coi piedi… ma non tergiversiamo.

Wario Ware Smooth Moves è stupendo, veloce, demente e come la serie Wario Ware impone, alcuni minigiochi la prima volta ci fan dimandare “Ma cosa devo fare?”. Questo WWSM mantiene assolutamente invariato l’appeal dei suoi predecessori: Wario Ware (GBA), Wario Ware Twisted (GBA), Wario Ware, Inc (GBA - GC), Wario Ware Touched (NDS). Ma per chi non conosce nulla di questa serie, vi dò una spiegazione di massima.


Wario con la sua fida moto ci inizia a WWSM!

La mappa di Città Diamante, che vedrà poco a poco arricchirsi di posti da visitare!

Il gioco dell’hula-hop! Mettete il wiimote sul bacino e ruotate quei fianchi!

La serie WW si costruisce con questa meccanica, c’è una trama generale che vede Wario inventarsi qualche nuovo modo per fare soldi, per poi trascinare dietro in un modo o nell’altro il resto dei personaggi di Città Diamante (in ogni capitolo della serie, nuovi personaggi vengono man mano a rimpinzare il cast originale). Scegliendo un personaggio -per la prima volta- ci si ritrova nella sua ministoria e ci vengono offerti 15 minigiochi da superare con un massimo di quattro vite disponibili. Superati i 14 giochi più il 15° “quadro boss”, vediamo l’epilogo delle vicende di quel personaggio e ce ne vengono sbloccati degli altri sulla mappa della città ed inoltre, possiamo tornare liberamente a giocare i personaggi di cui abbiamo già concluso la storia, per poter affrontare un numero infinito di round per poterci imbattere anche in nuovi minigames disponibili per quel personaggio.

Ognuno dei personaggi ha una certa caratteristica, ovvero offre una gamma di minigames che hanno una “tecnica” comune con cui affrontarli o un “tema”, ad esempio uno dei più spassosi rimane il personaggio 9-Volt che ci permette di rigiocare (alcuni rivisitati in chiave moderna) i giochi della storia Nintendo, e si va dal NES fino all’ultimo gioco per Nintendo DS. Tutti questi giochi sono prettamente incentrati sulla demenzialità ed è impossibile non farsi delle sane risate!


Inclina e ruota il Wiimote per trovare il codice a barre del prodotto e farlo passare alla cassa!

Posizione del samurai: affetta!!
Altro che LupinIII e il suo Goemon!

Avvita su se stesso il wiimote per cuocere in modo uniforme la mega coscia di dinosauro!

Ma se in Wario Ware Touched, le funzioni del DS (come il touch screen, il doppio schermo e il microfono) venivano spremute fino all’osso, cosa c’era da aspettarsi per questo capitolo per Wii? In pratica, tutti i giochi, prima di iniziare, ci indicano come impugnare il wiimote per il successivo gioco! Il tutto, la prima volta, condito da una voce narrante molto pacata ed ispirata (con testo sotto) e immagine in bianco e nero a tema, che ci spiega la posizione. Alcune ad esempio che mi sovvengono sono quella della posizione del pugile che ci parla del noto “cazzotto a tradimento”, della posizione del telecomando e del “famoso sport più amato: lo zapping”, la posizione del manubrio, che ci invita ad imitare un infante sulla bici suggerendoci di indossare un paio di calzoncini corti! Le posizioni sono davvero tante, e si arriva ad imitare un mortaio, una penna, una scopa, una stecca di biliardo, il naso di un elefante (si, bisogna mettersi il wiimote sul naso!), la cresta di un moicano (tenendo il wiimote in mano, posizionatevelo sopra la testa), un cameriere (tenendo il wiimote sulla mano aperta, come fosse un vassoio) e davvero tante altre! In aggiunta, in alcuni giochi, ci viene detto di collegare al wiimote il nunchaku, per ottenere altre posizioni. Davvero, c’è l’imbarazzo della scelta!

WWSM ci offre qualcosa come 200 mini-giochi, tutti decisamente da svolgersi nel giro di pochi secondi. Il risultato è piacevole e lo rende lo scacciapensieri definitivo. Un utente che può giocare venti minuti al giorno si ritrova quindi a praticare tanti giochi in un lasso così breve di tempo, mentre in una sessione multi giocatore vi sono moltissime diverse possibilità di confronto.


Wiimote alla bocca: scolati tutto il bicchiere, non troppo velocemente o ti bagnerai tutto!

Ritorna in Super Mario Sunshine e spegni gli incendi alle finestre!

Wiimote al fianco, al momento giusto… estrai e premi il grilletto!

Ma a proposito di multigiocatore, in questo gioco come si gioca in più? Innanzitutto, bisogna finire in single-player la modalità storia, fatto ciò dal menu principale sarà ora disponibile la sezione per più giocatori (mentre fino a prima sopra vi erano fogli di giornale a coprire quel bottone). Ci vengono offerte all’inizio solo due sfide, una esclusiva per questa modalità più giocatori e una che vi farà invece scontrare sui giochi sbloccati nella modalità storia (giocatore singolo). Affrontate entrambe queste sfide, ne verranno sbloccate altre, che ne sbloccheranno altre ancora fino ad un massimo di 7 sfide (4 sfide che sfruttano i giochi della modalità storia e 3 sfide esclusive per la modalità multi giocatore). Il bello è che passandoselo di giocatore in giocatore, si può usare anche un solo wiimote per giocare fino a 12 giocatori!

Ritornando un attimo nella modalità storia, all’inizio di questa vi viene chiesto di creare un profilo giocatore (cosa che dovremo fare anche per gli eventuali nostri amici che vorranno giocare con noi), chiedendovi quale Mii usare come faccia (e come rispettivo sesso) e se siete mancini o meno. E finalmente si inizia! Come già detto si va avanti fino alla conclusione della “trama” generale del gioco, e poi? E poi c’è ancora parecchia roba da fare! Come spiegato prima, ogni personaggio ha una gamma di giochi dedicati, per tanto, per sbloccare tutti i giochi di quel personaggio, dovremmo sceglierlo e giocare tanto finché non ci troveremo ad aver giocato almeno una volta a tutti i giochi che ci vengono dati a random. Nella mappa del gioco, c’è ovviamente il ricapitolo dei giochi (suddivisi anche per singolo personaggio) per scoprire quanti ce ne mancano e con chi giocare per sbloccarli. Sbloccati tutti dovrebbe accadere qualcosa, ma oltre a non volervi rovinare la sorpresa… non lo so manco io, dato che me ne mancano ancora parecchi! Altra cosa di cui ignoro l’utilità, sono le posizioni. Ovvero delle carte con raffigurate persone in particolari posizioni che impugnano il wiimote! Per ottenerle, bisogna giocare con uno dei personaggi della mappa e ogni 15 livelli superati, ne riceviamo una, e sono parecchie quelle da ottenere!


Da Zelda: Ocarina of Time, Link estrae di nuovo la Master Sword!

La prima modalità sfida a due giocatori, il primo che sbaglia un gioco… precipita!

Posizione del cameriere, muovi in qua e là la mano per non fare cadere la scopa!

WWSM ci fà giocare dal primo all’ultimo momento, dalla schermata iniziale: si può giocare coi baffi di Wario e con il logo del gioco, mettendo il wiimote in piedi e inclinandolo velocemente; fino ai titoli di coda, che mostra il cast del gioco su un palco, dove possiamo farli precipitare in un buco mosso da noi!
Una chicca ce l’abbiamo direttamente prima dell’avvio del gioco! Alla schermata di lancio, appenna inserito il disco nel Wii, sentiamo Wario che prende in giro la famosa frase di Mario “It’s me, a Mario” dicendo a sua volta “It’s WII, a Wario! Gneheheh“.

Morale della favola: Wario Ware Smooth Moves è un titolo davvero meraviglioso che funziona perfettamente col wiimote, senza il minimo ritardo, davvero un lavoro coi fiocchi che ci fa’ immergere in una nuova dimensione di giocabilità mai toccata prima. Non posso che continuare a rimanere deluso dalla scelta commerciale di fare uscire solo ora un gioco di queste potenzialità, ma mi auguro che con questo gioco, le vendite di Wii aumentino perchè come si dice in gergo, questo gioco è una killer-application! Se non fanno i ladri i negozianti, il gioco è disponibile attualmente a 49 euro. Il vero primo gioco per immergerci nel Wii: stra-consigliatissimo!

La recensione è opera di Gaunt Noir, ogni riproduzione anche parziale di essa, verrà punita con incursione anale.
Immagini tratte da GameSpot


Recensione WII

8 Dicembre 2006, 23:14 da Gaunt Noir | archiviato in: acquisti, video, recensioni | 2 Commenti »

Dopo diverse richieste, eccomi recensire per l’italia e soprattutto per il resto del mondo, la nuova console Nintendo Wii!
Consigliato anche per coloro che pensano di sapere già tutto su questo gioiellino!
Il filmato è in inglese, se non lo capite, bhè imparatelo!
Per gentile concessione di Raiel, ecco qua i commenti di un americano!! Se godono agli U.S. figuriamoci ho fatto centro! :D

[21:39] I love the way he says ‘bitch’ and ‘fucking’. XD
[21:40] His English is great, but his accent is the BEST THING EVER.
[21:40] “Oooooooh my gaaaaaaaawd!” ti stà imitando
[21:40] [GauntNoir] hahahahahah che figata! XDDDDDD
[21:41] [Raiel] August_Lord_Savage: If he came to the U.S., he could have any girl he wanted.
[21:41] [Raiel] ahahahahahahhahaahah
[21:41] [GauntNoir] AHAHAHAHAHA
[21:42] [GauntNoir] I love USA, it’s the place for the opportunity, no?! XD Tell this to him! XD
[21:43] [Raiel] ahahahahah
[21:43] [Raiel] il tuo stile gli ricorda Borat
[21:43] [GauntNoir] ahahahha BORAT!!
[21:43] [GauntNoir] che figata
[21:43] [GauntNoir] XD
[21:43] [Raiel] ha risposto al tuo commento: August_Lord_Savage: More like the opportunity to get so many women, if he brings his act over here. American girls LOVE funny Europeans.
[21:45] [Raiel] cmq ti considerà già un mito
[21:46] [GauntNoir] Copiaglielo per favore! :* AHHAAH Borat he’s a cool guy! Ok, tomorrow i’ll go to the USA to find some beauty chicks! XD Yelling “HEAYYY I’M THE ITALIAN GUY OF THE WII!!!”
[21:46] [GauntNoir] XD
[21:46] [GauntNoir] hahaha
[21:50] [Raiel] dice di lasciarti i baffi assolutamente
[21:50] [Raiel] August_Lord_Savage: I couldn’t buy a moustache like that if I had a pocket full of diamonds.
[21:52] [GauntNoir] 4So the italian are most tipical with the moustache, no?! I’m brilliant! XD By the way, this moustache are a tribute for Luigi, the brotha of super mario, italian too XD


MANHUNT in allegria!

18 Novembre 2006, 17:00 da Gaunt Noir | archiviato in: acquisti, video games, recensioni | 4 Commenti »

manhunt © Rockstar

Sia lodata, sempre sia lodata la violenza nei video giochi! E mentre Panorama nei giorni passati ha urlato allo scandalo per il gioco Rules of Roses (link all’articolo sul sito di Panorama) scordandosi semplicemente che uno è libero di produrre il gioco che vuole, e che c’è un bollino che viena il gioco ai minori di 18 anni, che la colpa è dei negozianti e dei genitori che permettono l’acquisto di un materiale “non adatto” e che quindi non c’è da farne un caso nazionale incolpando il creatore del gioco, perché se io a 23 anni voglio della violenza in un gioco, ripudiandola nella realtà, ho tutti i diritti di averla. Ed ecco che nel mezzo di queste polemiche, io mi compro, coi miei soliti grossolani ritardi, MANHUNT della Rockstar (la stessa di GTA per intenderci). Ho fatto un piccolo collage di quello che nel gioco possiamo trovare, sangue, violenza e tanti modi diversi per unire queste due cose! La trama, molto velocemente dato che io stesso la ignoro avendolo appena comprato, è la seguente: ci chiamiamo James Earl Cash e ci hanno appena giustiziato, o almeno questo è quello che pensa il mondo intero. Ci risvegliamo su un lettino e una voce ci dice di indossare un’auricolare li vicino. Da questo momento in poi, un uomo ci guiderà a vagare per Carcer City per ammazzare tutti i cattivoni in giro per la città, promettendoci che alla fine di ciò, riacquisteremo la nostra libertà. Tutto questo viene filmato da telecamere sparse per tutte le zone, che ci filmeranno e avranno la cortesia di zoommare durante i colpi di grazia che andremo a compiere. E qui arriva la cosa divertente! Ci sono parecchie armi nel corso del gioco a quanto posso vedere, si va dal sacchetto di nylon, corda, fucile fino alla motosega, e noi, avvicinandoci alla vittima senza farci notare, la potremmo ammazzare con un sol colpo, che, a seconda di quanto teniamo premuto il tasto, potrà darci tre livelli di violenza differenti. Ad esempio col pezzo di vetro, tenendo premuto il tasto per un attimo, daremo un’accoltellata sul fianco, tendolo un po’ di più, cattureremo la vittima ferendola in pancia (mi pare), e tenendolo premuto per molto piu’ tempo, gli si darà prima una coltellata, poi catturandolo, due bei colpi negli occhi! :D Il sacchetto di nylon invece va dal soffocamento senza tanti fronzoli, al soffocamento più diversi pugni in faccia e rottura del collo finale! :) Insomma c’è l’imbarazzo della scelta e la voglia di vedere tutte le altre robe, ho saputo di scalpi alla testa e decapitazioni, si fa’ davvero sentire! Inoltre, a fine del livello, per ottenere buoni voti, bisognerà cercare di essere il più veloce e violento possibile, in modo da beccarsi tutte le stellette per il voto massimo, che andranno a sbloccare i vari extra del gioco (che mi auguro non siano solo una galleria d’immagini). Con queste premesse, si può dichiarare che MANHUNT verrà ricordato come uno dei giochi più violenti della storia e per tanto, per gli amanti del genere, diverrà una vera chicca!


Fahrenheit

23 Ottobre 2006, 21:15 da Gaunt Noir | archiviato in: video games, recensioni | Nessun Commento »

Fahrenheit - ATARI (2005)E si continua ancora con recensioni a gogo, e fermandoci un attimo con la musica si torna alle origini della mia natura asociale e così dannatamente sexy (davvero?!) i video giuochi! Oggi per il gentil pubblico di oggi e domani, vi parlerò di Fahrenheit (nella versione USA chiamato “Indigo Prophecy“). Colgo l’occasione per ringraziare GM che me l’ha fatto vedere per dieci minuti quasi un mesetto fa, e vista la mia fame di avventure grafiche ho dovuto provarlo anch’io!
Allora che dire, il gioco è uscito da così tanto tempo ormai (16 Settembre 2005) che bene o male la trama la sanno tutti, per cui solo per i pochi, ecco un brevissimo stralcio iniziale.

La trama
Vi chiamate Lukas Kane e il gioco prende inizio all’interno di un bagno di una caffetteria, avete lo sguardo perso nel vuoto, i polsi tagliati e imbracciate un coltello madido di voi, vicino a voi un uomo si sta lavando le mani, ed è così che uscendo dalla porta del bagno, lo aggredite pugnalandolo tre volte, uccidendolo. Subito dopo l’omicio l’effetto di “trance” che controllava Lukas svanisce e sta a noi controllarlo, e sarà meglio darsi una mossa perché di lì a poco, il poliziotto seduto al bar entrerà al bagno per farsi una pisciatina…

Gameplay
E’ così che inizia la nostra avventura, con protagonista un assassino e… i suoi inseguitori, i poliziotti Carla Valenti e il collega Tyler Miles. In questo Fahrenheit della leggendaria ATARI ci troveremo a controllare l’inseguito e l’inseguitore con una buona scelta di possibilità di dialogo ed opzioni per ogni volta che rigiochiamo, scoprire un dialogo in più e venire sempre meglio (o peggio) a capo della situazione. Parlando appunto di dialoghi, interamente doppiati in italiano (assieme al francese, inglese, spagnolo e tedesco) abbiamo ore di chiacchiere e pensieri da ascoltare, con un davvero buon cast di doppiatori, anche se al primo ascolto, la voce di Lucas non ha del miracoloso, anzi… ma col proseguire del gioco, si adatterà bene al personaggio.
I controlli sono intuitivi anche se pensati meglio per essere giocati con un pad (vedi le versioni casalinghe) piuttosto che con il mouse. Nella parte superiore dello schermo, quando saremo vicini ad un oggetto sensibile, vedremo apparire le azioni che potremo svolgere, ma per selezionarle, bisogna effettuare con il mouse il movimento indicato a fianco della stessa. Ad esempio per raccogliere un oggetto potremmo avere l’icona di un omino piegato e a fianco l’animazione del cursore che scorre verso il basso, oppure per arrampicarci su una grata, a fianco all’icona relativa, vedremo l’animazione del cursore che esegue un movimento “a quarto di luna” che dovremo ripete noi stessi. Ed è proprio questo controllo che a volte cliccando e scorrendo il mouse, a volte può dare noia, mentre invece con il semplice analogico del joypad il tutto risulta leggermente più comodo.
Il gioco non possiede un inventario. Le poche volte che dovremo utilizzare un oggetto per combinarlo, lo raccoglieremo e lo terremo in mano fino o a deporlo o ad utilizzarlo con altro.

Dragon's LairQTEs e eventi “L-R”
Ma il pezzo principe del gameplay di Fahrenheit sta nei QTEs (Quick Time Event), ve li ricordate? Il famoso gioco che utilizzava completamente i QTE era Dragon’s Lair (uscito esattamente un mese prima della mia nascita, ovvero nel Giugno 1983) creando il concetto di “film interattivo”. La meccanica consiste nel far premere al giocatore, dei relativi tasti in un ristretto lasso di tempo, per permettere al gioco di proseguire il suo filmato (e in alcuni casi di prendere strade differenti). Più recentemente, chi fece uso sporadico (e non interamente come Dragon’s Lair) dei QTE fu Shenmue (2000).
Simon Says Qui in Fahrenheit l’uso dei QTE è massiccio e vengono eseguiti utilizzando entrambe le mani. Sullo schermo appariranno due cerchi con lo stile grafico del “Symon says” e anziché, come il noto gioco, ripete la sequenza dei tasti, qui dovremo premerli immediatamente non appena appariranno. Ci imbatteremo in sequenze anche di minuti buoni di fila con un numero di errori possibili, dopo di che scatterà il game over. L’intento è buono ma in una sezione all’interno della casa di Lucas, finirete per odiarlo, finendo per superare lo schema, solo parecchi minuti dopo e solo perché ormai avrete memorizzato la lunghissima sequenza di mosse da eseguire. Ma la vera nota dolente delle sequenze QTE la abbiamo quando dobbiamo premere velocemente e alternando i tasti sinistra e destra (presumo che sui joypad da console, si utilizzi gli L e R), con la tastiera finirete con la mano sinistra completamente spossata e avrete il morale a pezzi come in due scene (sempre quella della camera di Lucas e una con un elicottero) dove sembra che il gioco non senta perfettamente i comandi come se ci fosse un timing perfetto da trovare e il premere troppo poco o il troppo velocemente, in certe scene non porti che al gameover, e magari dopo 2 minuti e passa di “simon says” massacrante… insomma l’idea era carina ma quei momenti passati a bestemmiare sui pezzi destra-sinistra (L-R) rifacendoli anche più di dieci volte danno una nota davvero dolente ad un gioco invece molto interessante. Nel resto del gioco invece le sezioni del timing L-R funzionano tranquillamente e non danno i problemi delle due scene citate quindi il gioco proseguerà senza bestemmie per cause “tecniche”.

Grafica
Graficamente il gioco è molto bello da vedere, buone texture, ottima mimica facciale con diverse espressioni e il tutto con non troppi poligoni, per far si che il tutto fili bello e liscio anche sul mio 850mhz e scheda video da 128mb. Dettagli tecnici a parte, il gioco presenta una scena di sesso, un ballo con strip-tease (è un video bonus da sbloccare), Carla in mutandine e magliettina, la donna di Tyler che fa la sexy e sono pochi momenti che faranno felici i maschietti al giuoco. Infine, déjà-vu Matrixiano in davvero parecchie scene da metà del gioco, quando vi accorgerete che a Lucas sta accadendo qualcosa. Insomma, da vedere c’è solo gioia per i nostri occhi!
Longevità
Aihmé ecco il tasto dolente del gioco, prendevi il weekend libero e lo finirete in questi due giorni. Già, il tempo delle avventure grafiche cervellotiche sembra sempre più un lontano ricordo. In Fahrenheit non ci si trova mai di fronte ad un enigma capace di bloccarci per più di 5 minuti e per questo in realtà affibbiare al gioco il termine “avventura grafica” ai nostalgici come me è una cosa difficile. Principalmente, gli unici veri ostacoli del gioco, anziché gli enigmi che quasi praticamente non esistono quindi, sono superare i QTEs!

Conclusioni
Tolti gli impacci nel riuscire a sorpassarli e tolti i dialoghi, di tempo ed impegno da spendere ce ne ben poco. In realtà il termine “film interattivo” è il genere che senza ombra di dubbio possiamo dare a questo gioco che a modo suo, ce l’ha provata. I finali del gioco sono diversi e credo così a pelle che ce ne siamo come minimo quattro (contando di averne visti tre). La trama globale del gioco si lascia guardare e denudare poco a poco, lasciandoci con la voglia di sapere chi ha fatto quello, chi è quell’altro e come andrà a finire, per la miseria! Ad aumentare la rigiocabilità per magari vedere gli altri finali, in alcune zone, sono presenti delle carte punti, che vengono utilizzati dal menù principale per sbloccare immagini, musiche e i filmati, dal making-of del gioco a simpatici filmati inerenti agli eventi vissuti.

Lo compro, non lo compro o non ci faccio neppure un pensiero?
A questa domanda posso solo rispondere che, se siete curiosi di vedervi un thriller e sapere come va a finire, prendetevi il weekend, fatevelo imprestare da un vostro amico e giocatevelo assolutamente perché per lo meno vederlo fino in fondo, è una bella esperienza ludica!


Trivium - (2003) Ember to Inferno

19 Ottobre 2006, 8:10 da Gaunt Noir | archiviato in: musica, recensioni | 1 Commento »

Continua la smania di recensioni!
Oggi parlerò di un gruppo più consono ai miei ascolti medi metallosi. Sto parlando dei TRIVIUM, gruppo metal core di ggiovanotti dagli USA con furore.
TriviumCon all’attivo tre album e un EP, i ragazzi strimpellano dal 2000 per poi pubblicare il primo album nel 2003 chiamandolo “Ember to Inferno“. Primo album e sinceramente credo sia il migliore, seguito dal secondo e dal terzo, insomma peggiorano anziché migliorare, ma tanté.
Il primo album si difende con pezzi come “Requiem” e la title track “Ember to Inferno“. Il genere che facevano andava e va ancora per la maggiore, ovvero pezzi veloci, e voce da bestione, per poi sfornare il pezzo più lento e con la voce melodica, un po’ come a loro modo ci facevano i KoRn o Linkin Park (anzichè vocione-melodico c’era il rapping-melodico, ma il principio è lo stesso).

La Roadrunner, l’etichetta che produce gente come gli Slipknot, Soulfly, Sepultura, Megadeth e i Nickelback ha subito allungato l’occhio e nel 2005 gli fa uscire “Ascendancy” che tende a portare avanti la moda che va per la maggiore di cui parlavo sopra; per farvi un’idea segnalo il comunque bel brano “Pull Harder on The Strings of Your Martyr“, e qui il connubio da ggiovani che sanno essere anche gentili salta ben fuori.

Giusto una decina di giorni fa eccoli pubblicare “The Crusade” che da quel poco che ho voluto sentite, tende ad essere ancora ben più commerciale del secondo album. Per tanto se volete spendere i vostri soldini, procuratevi il primo o al massimo il secondo.

I fortunelli giusto in questi giorni, dopo aver vinto il Metal Hammer Golden God Awards 2006 come The Best Live Band, sono in tour mondiale ad aprire i concerti di un gruppo appena appena noto: gli IRON MAIDEN!!! Un gran cazzo di signor biglietto da visita, no?!
Insomma, questi Trivium sono giovani giovani, il cantante ha appena 20 anni (è del 26 gennaio 1986) e sa sfornare un vocione mica da ridere, e sono tutt’ora in fase di evoluzione ed entrano di diritto nella categoria dei gruppi da tenere sott’occhio!